Gli 11 migliori vini rosati della Campania scelti dal Gambero Rosso

Parlando della Campania del vino, si tratta di una regione composita tanto sul piano geo-morfologico quanto su quello ampelografico con una superficie vitata della regione oggi supera di poco i 25mila ettari, che abbracciano una miriade di territori differenti, ognuno con una propria cultura produttiva, esposizioni e formazioni geologiche diverse: aree vulcaniche come Roccamonfina, il Vesuvio, la zona dei Campi Flegrei, colpita da forti scosse sismiche negli ultimi tempi e di cui abbiamo proposto un focus sui migliori vini, poi le isole; i vigneti d’alta quota – che arrivano anche oltre i 700 metri – dell’Irpinia; le vigne a strapiombo sul mare della Costiera Amalfitana.

Da fiano, greco, falanghina, aglianico, piedirosso, casavecchia, pallagrello (bianco e nero), pepella, biancolella e tanti altri vitigni autoctoni si ottengono vini sempre più contemporanei e comunque quasi sempre in grado di restituire il territorio con i bianchi che fanno la parte del leone ma ottime prove le abbiamo riscontrate anche tra i rossi, comparto che ci è sembrato più centrato rispetto agli ultimi anni.

L’Irpinia si trova nel cuore continentale della regione; si tratta di una zona composta da colline che si alzano verso l’Appennino Campano che offrono molto spesso bianchi dai profili aromatici e gustativi “montani”: eleganza, mineralità e freschezza acida. Aglianico, coda di Volpe, falanghina, fiano, greco, piedirosso, sciascinoso i vitigni tipici coltivati.

La Doc Costa d’Amalfi comprende le tre sottozone autorizzate di Ravello, Furore e Tramonti, aree da sempre vocate all’agricoltura, alquanto diverse per esposizioni e microclima. I comuni che ricadono nella Doc sono tredici, tutti in provincia di Salerno. Sono previste le tipologie Bianco, Rosato e Rosso, queste due ultime frutto dell’uvaggio di piedirosso e/o sciascinoso (detto anche olivella) e aglianico in percentuale minima del 60%, più altri vitigni autorizzati fino a un massimo del 40%.

I declivi del Vesuvio riescono a dare uve eccezionali. La Doc prevede le tipologie Bianco, Rosato e Rosso. Il Rosato e il Rosso sono prodotti con piedirosso (localmente chiamato palombina), sciascinoso e aglianico. La resa massima di uva in vino è del 70%, ma con resa del 65% e gradazione alcolica del 12° sia Bianco che Rosato e Rosso possono definirsi “Lacryma Christi del Vesuvio”, di cui troverete due ottime espressioni nella lista che segue.

 Aglianico e piedirosso vinificati in rosa

Sono proprio due dei vitigni a bacca nera più noti della Campania, l’aglianico e il piedirosso, ma vinificati in rosa, i protagonisti dei vini che vi segnaliamo qui. Il rosato, come abbiamo già detto a proposito dei migliori vini rosati della Puglia, della Sicilia e dei Cerasuolo d’Abruzzo, non è una categoria di prodotto, ma una lettura diversa di un territorio. Finalmente, troviamo rosé prodotti con le migliori uve a disposizione, con tante cantine che hanno deciso di puntare con forza su questa declinazione, andando a proporre gamme di rosati importanti e ben articolate.

I migliori rosati della Campania da aglianico e piedirosso

I vitigni più presenti nella lista di etichette che vi proponiamo sono l’aglianico e il piedirosso, sui quali sempre più produttori investono per ottenere vini di notevole qualità anche nella tipologia rosé. Provengono dall’Irpinia, dalle pendici del Vesuvio e dalla Costa d’Amalfi, tra DOC e IGT e sono i migliori tra quelli recensiti nella guida Vini d’Italia 2025 del Gambero Rosso.

(da gamberorosso.it)

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